
La serie “Adolescence“, disponibile su Netflix, ha attirato l’attenzione del pubblico per la sua particolare scelta stilistica: è stata girata interamente in un unico piano sequenza. Questo approccio, sebbene innovativo, ha sollevato interrogativi sulla qualità della recitazione, che risulta a tratti eccessivamente teatrale e ridondante, piuttosto che tipica di una produzione televisiva.
Il 26 marzo 2025, la serie ha fatto parlare di sé non solo per la sua trama, ma anche per il modo in cui affronta temi delicati come il bullismo e le fragilità adolescenziali. Come ha osservato il noto critico cinematografico Edmondo Berselli, la possibilità di affermare “non l’ho vista” è diventata rara, soprattutto in un contesto in cui tutti sembrano discutere di questa produzione. Nonostante il suo successo, ci si è chiesti come mai in Italia siano emersi così tanti esperti di fenomeni sociali come la manosphere e la mascolinità tossica, che sono temi centrali nel racconto.
Il linguaggio della serie
Il regista Philip Barantini ha scelto di realizzare “Adolescence” come un thriller girato in un unico piano sequenza, una tecnica che richiama alla mente opere storiche come “Rope” di Alfred Hitchcock. Tuttavia, a differenza del film del 1948, in cui Hitchcock utilizzava diversi piani sequenza per creare un’illusione di continuità, “Adolescence” sembra sacrificare la narrazione a favore di una forma stilistica che appiattisce il contenuto. La scelta di girare senza montaggio implica che la tensione narrativa deve necessariamente dipendere da ciò che è visibile e da ciò che rimane al di fuori del campo visivo, seguendo regole teatrali classiche.
Questa decisione stilistica ha portato a una recitazione che, in alcuni momenti, appare più come una rappresentazione didascalica che come una vera e propria interpretazione. Gli attori, pur essendo tecnicamente abili, sembrano smaterializzarsi, trasformandosi in idee e allegorie, il che può risultare affascinante ma anche spettrale. La mancanza di montaggio, che di solito arricchisce la narrazione, in questo caso limita la profondità della storia, rendendo l’esperienza visiva meno coinvolgente.
Le ripetizioni e il risultato finale
La realizzazione di “Adolescence” ha richiesto indubbiamente numerosi tentativi per ottenere il risultato finale desiderato. Questo processo ha portato a una recitazione che, come già accennato, appare ridondante e più adatta a un palcoscenico che a uno schermo televisivo. Gli attori, nel loro tentativo di mantenere la continuità, hanno finito per sacrificare la spontaneità, risultando in interpretazioni che possono sembrare rigide e poco naturali.
La serie ha quindi sollevato una riflessione più ampia sulla direzione che le produzioni televisive stanno prendendo. La scelta di un piano sequenza come elemento distintivo può apparire audace, ma comporta anche rischi significativi per la narrazione e la caratterizzazione dei personaggi. La sensazione che si ha guardando “Adolescence” è quella di assistere a un esperimento stilistico che, pur avendo il suo fascino, rischia di alienare il pubblico, portandolo a una visione più intellettuale che emotiva.
In un panorama in cui le serie televisive cercano di attrarre e mantenere l’attenzione degli spettatori, “Adolescence” rappresenta un caso interessante di come le scelte stilistiche possano influenzare non solo la percezione del contenuto, ma anche il modo in cui il pubblico si relaziona con i temi trattati. La serie, pur avendo un messaggio potente, potrebbe dover affrontare la sfida di trovare un equilibrio tra forma e sostanza per raggiungere il pubblico in modo più efficace.