
Da Bruxelles, il 10 gennaio 2025, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha espresso una risposta cauta riguardo ai dazi imposti dagli Stati Uniti sulle automobili. Ha dichiarato che l’Europa continuerà a cercare soluzioni negoziate, mantenendo al contempo i propri interessi economici. Von der Leyen ha anche manifestato un profondo rammarico per la situazione attuale, sottolineando che non ci saranno contromisure immediate contro le vetture americane, come invece è avvenuto in passato con l’alluminio e l’acciaio. L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo commerciale vantaggioso per entrambe le sponde dell’Atlantico. Fonti vicine alla Commissione hanno fatto sapere che è necessario analizzare la base giuridica delle nuove barriere tariffarie e che non c’è l’intenzione di seguire Donald Trump in una battaglia dove i confini tra politica ed economia diventano sempre più sfumati.
Le preoccupazioni per le tariffe generali
Il commissario per il commercio dell’Unione Europea, Maroš Šefčovič, ha recentemente chiarito che la vera preoccupazione non riguarda solo i dazi sulle auto, ma anche l’eventualità di un’applicazione più ampia di tariffe del 25% su prodotti europei, inclusi alimentari e farmaceutici. Durante una missione negli Stati Uniti, Šefčovič ha comunicato a Washington e ai partner europei che un’imposizione superiore al 20% sarebbe devastante per l’intero blocco occidentale, aprendo spazi per la competitività della Cina, che potrebbe inondare l’Europa con i suoi prodotti, minacciando la produzione interna. La Banca Centrale Europea ha stimato che una guerra commerciale su larga scala potrebbe causare una contrazione del PIL dell’Eurozona di mezzo punto percentuale all’anno.
Bruxelles, dopo l’introduzione dei dazi sulle auto, ha mantenuto invariata la propria strategia. Le controtariffe non saranno implementate prima di metà aprile 2025, ovvero due settimane dopo l’annuncio americano del pacchetto commerciale restrittivo. Questo intervallo di tempo servirà per negoziare, in particolare per soddisfare le richieste del settore automobilistico europeo, che sta spingendo affinché l’Unione Europea rimuova i suoi attuali dazi del 10% sulle vetture statunitensi.
Le trattative e le aspettative future
La trattativa si preannuncia complessa. Dopo il suo ultimo viaggio negli Stati Uniti, dove ha incontrato anche il segretario al commercio Howard Lutnick, Šefčovič è tornato con la consapevolezza che la Casa Bianca non ha ancora delineato un piano chiaro. Tuttavia, è convinto che ad aprile, in quello che Trump ha definito il “Giorno della Liberazione”, gli Stati Uniti potrebbero estendere i dazi al 25% a diversi settori, senza distinzioni tra i Ventisette paesi membri dell’Unione.
L’aumento delle tariffe sulle automobili è motivo di preoccupazione, ma è considerato meno allarmante rispetto a un’offensiva commerciale su larga scala. Negli Stati Uniti, circa 820.000 vetture europee vengono vendute ogni anno, di cui il 73% sono tedesche. I principali gruppi automobilistici europei, come Volkswagen e Stellantis, hanno già programmato ingenti investimenti per i loro stabilimenti negli Stati Uniti. Questo contesto implica che le nuove tariffe colpiranno in particolare i modelli di lusso, in quanto Porsche rappresenta il mercato principale per queste vetture oltreoceano. Nonostante ciò, la clientela potrebbe accettare di pagare di più per marchi prestigiosi come Ferrari o Lamborghini.
In Italia, le linee di produzione destinate agli Stati Uniti non subiranno impatti immediati, poiché le produzioni di modelli come la nuova Compass a Melfi non sono ancora iniziate. Tuttavia, le restrizioni imposte dalla Casa Bianca nei confronti di Messico e Canada destano maggiore preoccupazione. Ad esempio, Volkswagen prevede di trasferire l’assemblaggio della Golf a Puebla, mentre Stellantis produce veicoli in Canada destinati al mercato americano. L’associazione europea dell’automotive, Acea, ha stimato che tali triangolazioni tariffarie potrebbero comportare una perdita di fatturato di circa 6 miliardi di euro, complicando ulteriormente il processo di riconversione del settore verso l’elettrico. Il CEO di Leonardo, Roberto Cingolani, ha recentemente dichiarato che la trasformazione industriale dell’auto verso la difesa richiede tempo e ingenti investimenti.